Yellow Letters
(Gelbe Briefe, Germania-Turchia-Francia/2026) di İlker Çatak (127')
La vita di Derya e Aziz, una celebre coppia di artisti turchi, viene sconvolta all’indomani della prima del loro nuovo spettacolo. Improvvisamente finiti nel mirino dello Stato, Aziz, che è anche professore all’Università di Ankara, riceve una “lettera gialla” che lo informa del suo licenziamento. Costretti a trasferirsi a Istanbul, senza lavoro, i due devono ridefinire il loro stile di vita e confrontarsi con un doloroso compromesso tra impegno politico e necessità di sopravvivenza.
“Turchia, oggi: un'attrice teatrale rifiuta la foto con un politico di governo e inizia la sua degradazione. È il congegno che innesca Yellow Letters, il nuovo film di İlker Çatak, Orso d’Oro a Berlino 76. Il regista de La sala professori getta la maschera e gira un film più apertamente politico. È anche al suo Paese che strappa il travestimento, incidendo l'affresco di un regime non apertamente autoritario ma una dittatura dolce, che lavora ai fianchi in modo implacabile, lentamente ti umilia e ti fa sparire. [...]
Yellow Letters traccia il disegno di uno Stato leviatano, segnato dal controllo rigido e implacabile ma anche abitato da resistenti, artisti e cittadini che mettono in atto un boicottaggio sistematico. Poi slitta sul piano umano, col privato che è ugualmente politico, rimestando nel conflitto tra arte e libertà e nel dolore delle scelte individuali, lottare ancora o firmare la resa. Con un colpo di genio: le città incluse nei crediti (Berlino interpreta Ankara, Amburgo interpreta Istanbul), in Turchia non si sarebbe potuto girare. Magnifica la chimica tra gli attori, Özgü Namal e Tansu Biçer, che infestano la dittatura col fantasma della libertà. Un grande film politico."
Emanuele di Nicola, Il Cinematografo
“Un’opera densa, compatta, potente, che ha delle cose da dire[...], di una sceneggiatura [...] che non mostra cedimenti né sbavature, di una fotografia fredda ma funzionale e soprattutto di due attori in stato di grazia, Özgü Namal e Tansu Biçer. La regia, infine, tallona i personaggi in frequenti primi piani e utilizzando la camera a mano, mettendoli alle strette ma al contempo rispettandoli, e comunque rappresentandoli in tutte le loro sfumature psicologiche ed etiche, anche nel confronto generazionale (con la figlia e con la madre/ suocera), in un film che da politico e sociale (e il realismo, in questo senso, c’è tutto) diventa sempre più intimo, e personale."
Paola Brunetta, Cineforum
Versione con doppiaggio italiano