Pas de deux – passo a due per F e L
Il corpo macchina moltiplica le matrici, confonde e disperde, manomette – onestamente credo di averlo desiderato.
Questo mi pare un tempo proteso verso il futuro ma ribaltato nel passato, e provo ad assistere all’immobile sofferenza di un corpo perfettamente funzionale, associato a quella che è una rovina tecnologica, dentro un sistema di disgrazia politica. Questo solo è il momento che vedo, il microcosmo che riflette un universo intero di burocrazie scadute –o scadenti- tempi di attesa, sospensioni, numerini, una goccia di sudore e l’idea del tempo perso. Il non spazio di non lavoro si rompe, romanticizzato dall’aggettivo liminale, come se per un corpo potesse essere sopportabile lo snervo, l’attesa e il non sapere cosa sarà.
Scriverei parole da dire a quella macchina fotocopiatrice, scriverei parole che vorrei che dicesse lei; mi fido solamente di un bisbiglio, un insopportabile immobilismo, qualcosa di tenero. L’europa che va a pezzi mantiene organi che non servono o che non sono vitali, permangono come cisti. Non c'è più una costruzione utile, almeno provi ad essere bella.
02.07.2026 h 21:30
Ingresso libero
Prenotazione non richiesta
grafica della terza edizione