21 luglio 2021, 21:45
@ Piazza Maggiore e LunettArena

La piscina

(La piscine, Francia-Italia/1969) di Jacques Deray (116') | Introduce Volker Schlöndorff

Regia e soggetto: Jacques Deray. Sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, Jacques Deray. Fotografia: Jean-Jacques Tarbès. Montaggio: Paul Cayatte. Scenografia: Paul Laffargue. Musica: Michel Legrand. Interpreti: Alain Delon (Jean-Paul Leroy), Romy Schneider (Marianne Leroy), Maurice Ronet (Harry Lannier), Jane Birkin (Pénélope Lannier), Paul Crauchet (l’ispettore Lévêque), Steve Eckardt (Fred), Suzy Jaspard (Emilie), Maddly Bamy (la ragazza che danza). Produzione: Gérard Beytout per SNC – Société Nouvelle de Cinématographie, Tritone Cinematografic. Durata: 123’
Copia proveniente da SND. Restaurato in 4K da SND con il sostegno di CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée

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Serata sostenuta da Mare Termale Bolognese

È prima di tutto una storia d’amore, di un amore in crisi. Abbiamo due coppie: una è formata da due amanti, l’altra da un padre e una figlia. Giocano per tre giorni il gioco dell’amore e delle bugie. E il gioco si conclude con un omicidio. […] Decido di chiedere a Jean-Claude Carrière, lo sceneggiatore di Pierre Étaix, di Buñuel, di Louis Malle, di scrivere la sceneggiatura. Chi meglio di lui, mi dico, può tradurre l’ambiguità dei personaggi in quello che è di fatto un dramma a porte chiuse. […] Il mio sguardo su Romy è insistente, le mie inquadrature di lei sono spesso lunghe, dal carattere quasi ieratico.

Jacques Deray

‘Tutto nello sguardo’, potremmo dire. E la formula definisce piuttosto bene lo stile di Jacques Deray. Uno stile conforme alla moda del momento. E personalmente l’approvo, questa moda, poiché pone fine agli eccessi dell’arte verbosa. Riconosciamo tuttavia che non è facile raccontare una storia attraverso semplici scambi di sguardi, riducendo gli scambi di parole allo stretto indispensabile. Ecco cos’ho visto io. Gli occhi un po’ tristi e stanchi di Alain Delon, alias Jean-Paul; insieme disincantati e tormentati, innamorati e delusi, furtivi ma vivaci e perfino intensi, pieni anche di lampi di malumore. Gli occhi furbi di Romy Schneider nel ruolo di Marianne, ardenti di civetteria e poi infastiditi dai ricordi, avventati ma attenti alle conseguenze, inquieti, ombrosi, ansiosi, infine spalancati per lo stupore e il disamore. Gli occhi di Maurice Ronet che interpreta – con rara maestria – l’orgoglioso Harry: vi leggiamo un senso di superiorità beffardo, graffiante, un’arroganza irritante, fino al risveglio della coscienza allarmata di padre. Gli occhi di Jane Birkin, visitatrice solitaria: poco benevoli verso il padre, scarsamente interessati a Romy Schneider, fugaci verso Alain Delon, ma segretamente smaniosi di ricevere gli sguardi appassionati di lui.

Louis Chauvet

Un’immagine indelebile: Romy Schneider dietro le quinte del Théâtre Moderne di Parigi, prima di una doppia entrata in scena, da un lato come Nina nel Gabbiano, dall’altro come Romy davanti al pubblico francese. […] L’abbiamo vista muovere i primi passi a teatro diretta da Luchino Visconti in Peccato che sia una sgualdrina con Alain Delon. Nel sontuoso allestimento colpiva per la sua fragilità giovanile, la sua emotività e la sua semplicità quasi dilettantesca. E quindi stato a teatro che lei e io ci siamo conosciuti, due giovani tedeschi a Parigi, e abbiamo ovviamente legato. In seguito ci siamo spesso rivisti a Parigi in occasione di eventi cinematografici, e credo che rimpiangessimo entrambi di non aver mai lavorato insieme.

Volker Schlöndorff


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