Di letteratura si parlava nelle accademie del Casino dei Nobili, mentre a teatro spopolava Rossini e i pochi poeti bolognesi - i Pepoli, i Costa - protagonisti di piccole e inutili rivoluzioni, soffrivano l’esilio e le carceri papaline. Poi nella nuova era venne Carducci, ancora giovane e furioso, e dominò come un sole il firmamento letterario di Bologna nel secondo Ottocento, spopolando in aule paludate come in bottiglierie a prezzo popolare, tra letture di classici e partite a tresette, accompagnate da abbondanti mescite. Intanto Testoni e Fiacchi rievocavano la vecchia Bologna racchiusa tra le mura medievali, inventando maschere popolari, recitando zirudelle e narcisate. La Belle Epoque correva ricca di novità urbanistiche e “diavolerie” moderne, come la luce “a gaz”, i tram e gli automobili più veloci dei cavalli. Così Olindo Guerrini, bibliotecario e scrittore votato a celebrare la felicità del secolo morente, occorre immaginarlo in bicicletta o in osteria, con la pipa in bocca e la macchina fotografica a tracolla: le rivoluzioni e le guerre disastrose del Novecento ancora lontane ...