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15 giugno 2026, 21:45
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I colori del tempo

(La venue de l'avenir, Francia-Belgio/2025) di Cédric Klapisch (124') | Arena Puccini

I colori del tempo

(La venue de l'avenir, Francia-Belgio/2025) di Cédric Klapisch (124')

Un gruppo di persone viene riunito da una società immobiliare che ha intenzione di costruire un centro commerciale sui terreni di una vecchia abitazione risalente all'ottocento, in Normandia: le persone riunite sono in qualche modo imparentate tra di loro, avendo antenati comuni, e rappresentano i legittimi eredi della proprietà da cui la società immobiliare intende acquistare i diritti. Il film procede parallelamente tra la storia della giovane Adèle, antenata vissuta nella Francia dei primi decenni del XX secolo, e le vicende di alcuni degli eredi e discendenti della Francia contemporanea.

Klapisch firma secondo me un film perfetto, non a caso in patria è stato un successo clamoroso, transgenerazionale, dopo il passaggio fuori concorso al festival di Cannes. Da noi me lo auguro, perché se lo merita: distribuisce la valorosa Teodora. «Sono sempre stato ossessionato dalla Parigi di fine Ottocento. Probabilmente perché allora furono inventate così tante cose: dal treno all’elettricità, al cinema stesso» confessa il cineasta. Il quale però non fa un classico film in costume, ma sceglie, ispirandosi dichiaratamente a Midnight in Paris, di muoversi tra l’oggi e il 1895, dentro una specie di viaggio nel tempo che in qualche momento mischia i personaggi con effetti gustosamente paradossali, anche comici. Naturalmente bisogna crederci, senza porsi troppe domande di tipo realistico, lasciandosi catturare dal sofisticato dispositivo drammaturgico pensato da Klapisch insieme all’argentino Santiago Amigorena. Sul filo del divertimento, proprio come nella commedia di Woody Allen, personalità storiche come Sarah Bernhardt, Victor Hugo, Félix Nadar e appunto Monet si materializzano nell’affresco di Klapisch; il tutto tra omaggi a Courbet, Baudelaire, Toulouse-Lautrec e Boudin, sedute spiritiche piuttosto lisergiche e riflessioni estetiche non peregrine sulla fotografia e la pittura. Può darsi che Klapisch e Amigorena abbiano pigiato troppe suggestioni dentro il loro viaggio nel tempo, e tuttavia, a mio parere, proprio questo gusto spumeggiante per l’eccesso cromatico e il gioco sincretistico è uno dei pregi del film, insieme a uno sguardo interessante sulla Francia odierna. I colori del tempo dura oltre due ore ma scorre senza che io abbia mai guardato l’orologio, grazie anche alla bella prova del nutrito cast, nel quale primeggiano Abraham Wapler, Julia Platon, Vincent Macaigne e Zinedine Soualem, Cécile de France (il 2025), Suzanne Lindon, Paul Kircher, Vassili Schneider e Sara Giraudau (il 1895).
Michele Anselmi, Cinemonitor

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