Un'immigrata cinese, non più giovane, viene trascinata in una folle avventura. Solo lei potrà salvare il mondo esplorando altri universi che si collegano alle vite che avrebbe potuto condurre.
- Oscar 2023 come miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura originale a Daniel Kwan e Daniel Scheinert, miglior attrice a Michelle Yeoh, miglior attore non protagonista a Ke Huy Quan, miglior attrice non protagonista a Jamie Lee Curtis, miglior montaggio a Paul Rogers
- Golden Globe 2023 a Michelle Yeoh come miglior attrice in un film commedia o musicale, a Ke Huy Quan come miglior attore non protagonista in un film commedia o musicale
- Premio BAFTA 2023 a Paul Rogers per il miglior montaggio
“Il multiverso è vivo. Più che mai, e anche troppo: abbasso il multiverso! Intendiamoci: ci si diverte un mondo con l’opera seconda dei film & videomaker Daniels, avventurona con un’inedita Michelle Yeoh proprietaria di una lavanderia e ultima speranza dell’universo, minacciato da un villain che ha i mille volti e il cuore spezzato di sua figlia. Ma in questo marasma in cui ogni cosa è ovunque e tutta in una volta, ogni remix, ogni esistenza possibile, alternativa o parallela, è un dolore in più: è la prova di quanto siamo intercambiabili, sostituibili e perciò insignificanti. In questa follia perturbante delle immagini (Satoshi Kon primo nume tutelare, ma ve ne verranno in mente molti altri), per la generazione Z le potenzialità infinite vogliono dire perdita: del valore del presente, del peso delle cose, del desiderio.
Tutto tutto uguale niente niente. Il multiverso è una multinazionale, che omologa e ricicla, come la Disney/Pixar/Marvel, dove Ratatouille è ormai indistinguibile da Rocket Raccoon; e il parco giochi a tutta birra non dissimula la disperazione, né il trauma (e la sua ciclicità, il suo loop) si annulla con uno schiocco di dita (che meravigliosa beffa, gli autori di Avengers: Endgame alla produzione). Come si torna a vedere, e a vivere? Come si combatte il buco nero dell’occhio che divora (così simile all’alieno-camera di Nope)? Con un occhio giocattolo, il terzo occhio taoista, che rovescia il nichilismo assieme alla resistenza gentile dell’amore fra tasse e bucato, neon e una luce in fondo al tunnel: quella del proiettore, quella di un cinema che sa ancora immaginare senza confini.”
Fabia Di Martino, FilmTV
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