Il Salotto del Jazz, un’esperienza longeva e ricca dell’identità musicale bolognese
Ventotto edizioni sono abbastanza per attraversare mode, cambiamenti urbani, trasformazioni del pubblico e nuovi modi di vivere la musica dal vivo.
Il Salotto del Jazz nasce prima di molte delle forme di pedonalizzazione e intrattenimento estivo che oggi fanno parte dell’immaginario cittadino, e continua a essere uno degli appuntamenti più riconoscibili dell’estate bolognese.
Anche nel 2026, la rassegna torna in via Mascarella alta, nel tratto prima dell’innesto con via Belle Arti, dove Cantina Bentivoglio, Moustache e Bravo Caffè trasformano la strada in uno spazio all’aperto fatto di tavoli, sedie, ascolto e convivialità.
Inserito nel cartellone di Bologna Estate 2026, il Salotto del Jazz conferma la collaborazione tra i tre locali e porta in via Mascarella un programma che attraversa jazz, soul, funk, R&B, swing e sonorità black.
Quaranta appuntamenti complessivi fino al 9 agosto, con concerti dal vivo il giovedì e il venerdì e serate con musica di sottofondo il mercoledì e il sabato.
Abbiamo incontrato Massimiliano Cattoli, gestore del Bravo Caffè, e Alberto Armaroli, gestore di Cantina Bentivoglio, in una conversazione a due voci sulla storica rassegna estiva di Via Mascarella, luogo vivo dell’identità musicale bolognese.
Bologna è una città che ha costruito una parte importante della propria identità anche attraverso la musica dal vivo, i club, le cantine, le strade e i luoghi informali dell’ascolto. Quest’anno ricorrono i vent’anni dal riconoscimento di Bologna come Città Creativa della Musica UNESCO.
Come si inserisce il Salotto del Jazz in questa storia musicale bolognese?
MC: Vent'anni fa facevamo già parte del landscape musicale della città e, in un momento non facile per la musica live, ci siamo ancora. Il Salotto è testimonianza viva del buon lavoro fatto negli anni e dell'apprezzamento ottenuto dai tanti clienti e visitatori. Aggiungo che luoghi come Bravo Caffè e Cantina Bentivoglio, dove la convivialità si nutre di musica, cibo e buon vino, sono sempre più rari, qui come altrove.
AA: Il Salotto del Jazz nasce ventotto anni fa, prima di molte trasformazioni recenti dell’estate bolognese e delle nuove forme di pedonalizzazione e intrattenimento urbano. Non ho vissuto gli anni degli esordi ma credo che il Salotto sia nato per dare continuità, anche nel periodo estivo, alle intense attività svolte nei due club più importanti di Bologna durante la stagione invernale. É una partnership che dura da tantissimo tempo, e nonostante visioni e stili diversi continua a funzionare molto bene.
Nel frattempo sono cambiate Bologna, via Mascarella, il pubblico e anche il modo di vivere la musica dal vivo.
Queste trasformazioni hanno inciso sul modo di pensare oggi il Salotto del Jazz?
MC: Il Salotto del jazz è sempre meno jazz e sempre più aperto a generi come il soul, il funk e l'R'n'b. Pensiamo che il pubblico ora viva la musica più come intrattenimento che come momento aggregativo e identitario, con più leggerezza. Ecco perché a un linguaggio non così immediato come il jazz ne sono stati preferiti altri. Vogliamo che i nostri clienti possano apprezzare con facilità la combo tra musica e cibo.
Bravo Caffè e Cantina Bentivoglio sono due locali vicini che invece di entrare in competizione, hanno scelto di costruire una rassegna comune.
Quanto è stata importante questa alleanza per far crescere il jazz a Bologna?
AA: Siamo locali così diversi che non abbiamo mai avuto bisogno di confrontarci per invidie o gelosie, solo per collaborazioni. Remiamo entrambi nella stessa direzione ma con navi totalmente distinte. Anche la clientela locale ogni tanto si intreccia, proprio perché offriamo esperienze diverse e generi musicali che si completano.
Via Mascarella alta, per alcune sere, cambia volto: la strada viene chiusa al traffico, si riempie di tavoli, sedie, musica e persone.
Quale città racconta questo cambiamento temporaneo dello spazio pubblico e dove si trova il punto di equilibrio tra accessibilità, intrattenimento e concerto vero e proprio?
MC: L'idea più bella è che le strade e le piazze possono essere felici luoghi di incontro. Il Salotto del jazz è strutturato per essere massimamente conviviale e la musica ha in questo un ruolo fondamentale. Crea intrattenimento e coesione tra i tavoli senza "appesantire" lo spazio urbano, il tutto a costi decisamente popolari a fronte di un piccolo servizio. I musicisti, tutti molto bravi, presentano serate di brani editi, tranne poche eccezioni, che possano essere apprezzati anche da un pubblico che non sia necessariamente "da club”.
Bravo Caffè e Cantina Bentivoglio sono due luoghi in cui la musica dal vivo non è un elemento aggiunto, ma fa parte dell ’ identità del locale.
Che cosa significa, oggi, essere un jazz club e un ristorante con musica dal vivo in una città come Bologna?
AA: Siamo rimasti veramente in pochi, specialmente in centro città. La burocrazia e la gestione di tutte le nostre produzioni sono davvero complicate, non lo nascondo, ma credo proprio che chi fa questo mestiere, creatura a metà tra l’oste e il direttore artistico, abbia una precisa visione e una precisa missione. La passione per il jazz implica la presa di coscienza di essere parte di una piccola nicchia, ma proprio per questo si deve continuare a dare il meglio per farla respirare alla città tutta, che ci ha da sempre accolto e frequentato con rispetto.
Il Salotto del Jazz è nato intorno al jazz, ma oggi attraversa anche altre sonorità.
Come si è evoluta negli anni la vostra idea di programmazione?
MC: Bravo Caffè e Cantina Bentivoglio sono obbligati più dei ristoranti puri a seguire le cangianti richieste del mercato. Lo si può fare dignitosamente. Il jazz classico, genere di nicchia che nel tempo ha perso parte del suo pubblico, ha progressivamente lasciato spazio a una forma più semplice e swingata e ad altri generi. Tutti i progetti vedono al loro interno una voce, che aiuta a costruire un interplay più immediato con il pubblico.
Il 30 luglio il Salotto del Jazz guarda a New Orleans con The Indians, tra grandi classici del jazz, ritmi afroamericani, marching band e atmosfere di strada. Dopo di loro il programma prosegue con Kingbeggar Orchestra, Rachel Doe Trio e Gloria Turrini Trio.
Guardando a questa parte finale della rassegna, quanto conta riportare il jazz alla sua dimensione più popolare, urbana e conviviale?
AA: Il jazz è nato a New Orleans, per strada. Non nascondo che alcune band siano spesso presenti all’interno della nostra rassegna proprio perché rappresentano in maniera veritiera e appassionata le atmosfere dell’epoca. Le proposte di fine rassegna sono varie e di alta qualità, sebbene siano ospiti spesso di casa. Approfitto però del fatto di avere già ospitato al Salotto Rachel e Gloria negli anni precedenti per incuriosire il pubblico con il concerto di Kingbeggar Orchestra, un trio in cui si respira il vecchio “delta blues”, con Riccardo Ferrini che canta al microfono attraverso un barattolo di latta, proprio come da tradizione.
Laura Bessega per Bologna Estate