Dal Teatro del Baraccano all’area metropolitana la grande musica diventa patrimonio di tutti
La musica classica porta ancora con sé, nell’immaginario comune, una dimensione formale e talvolta distante: grandi sale, rituali codificati, repertori percepiti come difficili da avvicinare senza possedere gli strumenti adatti. La rassegna ATTI SONORI Estate lavora proprio su questa distanza, trasformando opere liriche e sinfoniche in una materia viva attraverso riduzioni e arrangiamenti originali per ensemble da camera e portando i musicisti a pochi metri dal pubblico, nei cortili, nei chiostri, nei musei e nei luoghi storici del territorio.
Ideata e organizzata dall’Associazione Perséphone, con la direzione organizzativa di Nella Belfiore e la direzione artistica di Giambattista Giocoli, la rassegna prosegue fino al 31 luglio 2026 tra Bologna, Castel Guelfo e San Giovanni in Persiceto, facendo dialogare i concerti dell’Orchestra del Baraccano e dei suoi solisti con visite guidate, luoghi d’arte, mostre e degustazioni. Il progetto, inserito nel cartellone di Bologna Estate 2026, assume per la prima volta una dimensione intercomunale e mette in relazione ascolto dal vivo, patrimonio artistico e scoperta del territorio.
Nel foyer del Teatro del Baraccano sono inoltre esposti alcuni modellini scenografici realizzati dagli studenti e dalle studentesse del Liceo Artistico Arcangeli nell’ambito del percorso “Arti della scena”. I lavori rappresentano il teatro, per il quale i ragazzi hanno immaginato e progettato le scenografie di alcune opere liriche.
ATTI SONORI arriva alla sua ventunesima edizione proprio nell’anno in cui ricorrono i vent’anni dal riconoscimento di Bologna come Città Creativa della Musica UNESCO. Che cosa significa, per una rassegna nata e cresciuta qui, lavorare dentro una città con questa identità musicale? E quali specificità di Bologna sentite più vicine al vostro progetto?
Festeggiare la nostra ventunesima edizione in concomitanza con il ventennale di Bologna Città Creativa della Musica UNESCO è per noi un grande orgoglio e, al tempo stesso, una bellissima responsabilità. Lavorare in questo contesto significa respirare un’aria in cui la musica non è un semplice intrattenimento, ma un elemento fondante dell'identità cittadina, della sua storia e della sua quotidianità. La specificità di Bologna che sentiamo più vicina al progetto di Atti Sonori è senza dubbio la sua anima laboratoriale e artigianale. Bologna è storicamente una città dove la musica si fa, si sperimenta e si adatta, non una piazza che si limita a ospitare passivamente pacchetti preconfezionati. Questo spirito si sposa perfettamente con l'identità dell'Orchestra del Baraccano, che fa della riscrittura originale, della flessibilità cameristica e dell'ibridazione dei linguaggi il suo marchio di fabbrica. Inoltre, sentiamo nostra la vocazione squisitamente bolognese alla convivialità e alla dimensione democratica della cultura: trasformare un cortile monumentale in un luogo d'incontro accessibile, dove si ascolta grande musica e si dialoga a fine serata, è il nostro modo di onorare, ogni giorno, il titolo UNESCO della nostra città.
Il claim di questa edizione è “Suona bene, sa di buono”. ATTI SONORI Estate non propone soltanto concerti, ma intreccia musica, visite guidate, luoghi d’arte, mostre e degustazioni. Che cosa racconta questa formula del modo in cui volete far vivere l’esperienza musicale al pubblico? Quanto conta per voi costruire serate accessibili e inclusive, capaci di avvicinare anche chi magari non frequenterebbe abitualmente un concerto di musica classica o cameristica?
Il claim 'Suona bene, sa di buono' racchiude perfettamente la nostra filosofia: la cultura deve nutrire lo spirito ma anche lo stare insieme, deve essere un’esperienza totale. Con questa formula vogliamo scardinare l'idea che la musica classica o cameristica sia un rito rigido, elitario, da fruire in silenzio dentro una sala formale. Un concerto per noi non è un evento isolato, ma l'ago che cuce insieme la bellezza di una mostra, il racconto di un luogo d'arte e il piacere di un brindisi condiviso. Costruire serate accessibili e inclusive è la nostra missione principale. Spesso le persone non si avvicinano a questo repertorio non per mancanza di interesse, ma per un senso di inadeguatezza generato da contesti troppo formali. Il cortile del Baraccano, così come i nuovi spazi nel territorio metropolitano, abbatte questa distanza. Offrire una formula multisensoriale e accogliente permette a chiunque, dall'appassionato al neofita, dal giovane al turista, di sentirsi a casa. Vogliamo che il pubblico venga per la curiosità di una visita guidata o per il piacere della degustazione, e scopra, quasi per naturale osmosi, la bellezza travolgente di una partitura di Verdi o di Mozart eseguita a pochi metri di distanza. La grande musica, dopotutto, è nata per essere patrimonio di tutti.
Per la prima volta ATTI SONORI amplia il proprio raggio d’azione a livello intercomunale, coinvolgendo anche Castel Guelfo e San Giovanni in Persiceto. Da dove nasce questa scelta e che tipo di rete culturale volete costruire tra il capoluogo e il territorio metropolitano?
La scelta di aprirci all’area metropolitana nasce da una precisa visione politica e culturale. La cultura non deve avere periferie, ma deve muoversi come un ecosistema fluido. Bologna rimane il nostro baricentro naturale, ma con le tappe a Castel Guelfo e San Giovanni in Persiceto abbiamo voluto creare una rete di comunità unite dallo stesso standard di qualità musicale. La rete che vogliamo costruire si fonda sul binomio inscindibile tra ascolto e valorizzazione del patrimonio artistico diffuso. Non esportiamo semplicemente dei concerti. Andiamo ad abitare luoghi storici eccezionali, come il Cortile di Palazzo Malvezzi a Castel Guelfo o il Chiostro di San Francesco a San Giovanni in Persiceto, integrando la musica con visite guidate dedicate alla loro storia. Il nostro obiettivo è dimostrare che un grande capoluogo e la sua area metropolitana possono respirare all'unisono, offrendo ai cittadini un modo nuovo, lento e profondo di riscoprire il proprio territorio attraverso l'esperienza estiva della bellezza e della convivialità.
L’appuntamento dell’8 luglio vede ATTI SONORI nel cortile del Museo d’Arte Sacra di San Giovanni in Persiceto. Che cosa avete immaginato per questa tappa e perché avete scelto di far dialogare quel luogo con un repertorio affidato ai fiati dell’Orchestra del Baraccano?
Questo appuntamento rappresenta una splendida novità per la ventunesima edizione di Atti Sonori. Per la prima volta usciamo dai nostri confini abituali per abitare la città metropolitana, e lo facciamo in una delle cornici più affascinanti della pianura bolognese. Il cortile del Museo d’Arte Sacra di San Giovanni in Persiceto, attiguo alla secentesca Collegiata, è uno scrigno di spiritualità e arte che custodisce capolavori della pittura bolognese. Per far dialogare questa architettura così raccolta abbiamo scelto la purezza del Trio d'Ance dei solisti dell'Orchestra del Baraccano. I legni e i fiati possiedono una qualità del suono intimamente legata al respiro, capace di oscillare tra la profonda intensità teatrale e una straordinaria leggerezza espressiva. Questo repertorio cameristico, unito alla formula che anticipa il concerto con una visita guidata alle collezioni del museo, trasforma la serata in un'esperienza multisensoriale. La musica non invade il luogo, ma si insinua tra le sue pietre secolari, offrendo al pubblico una sintonia perfetta tra l'armonia acustica e la bellezza visiva.
Il cuore musicale della programmazione è affidato all’Orchestra del Baraccano e ai suoi solisti, con un repertorio che attraversa Verdi, Brecht/Weill, Respighi, Mozart, Beethoven e l’opera italiana. Qual è il filo artistico che tiene insieme questa edizione e come avete costruito il percorso musicale degli otto appuntamenti?
Il filo conduttore di questa edizione è la riscrittura come atto di libertà e contemporaneità. Non proponiamo questi giganti della storia della musica come monumenti intoccabili da museo, ma come materia viva. L'Orchestra del Baraccano, per sua natura flessibile e cameristica, compie un lavoro quasi artigianale: spoglia le grandi partiture operistiche e sinfoniche per ritrovarne l'essenza teatrale e portarla a stretto contatto con lo spettatore. Gli otto appuntamenti sono stati costruiti come un vero e proprio viaggio transgenerazionale e geografico. Partiamo dalle radici dell'opera italiana e dal melodramma di Verdi per approdare alle atmosfere novecentesche, taglienti e politiche di Brecht e Weill. In questo percorso, Respighi fa da ponte perfetto tra la grande tradizione italiana e la modernità, mentre Mozart e Beethoven rappresentano i capisaldi di un classicismo che dialoga costantemente con la forma-teatro. Ogni concerto non è una storia a sé, ma una tappa di un unico racconto sul potere della parola che si fa suono e del suono che si fa dramma.
Molti progetti dell’Orchestra del Baraccano nascono da riduzioni e arrangiamenti originali di grandi opere liriche o sinfoniche, pensati per ensemble da camera. Si vengono a creare così partiture inedite. Che valore ha oggi questo lavoro di riscrittura, sia dal punto di vista artistico sia nella possibilità di rendere grandi repertori più accessibili?
Questo lavoro di riscrittura non è un semplice esercizio di riduzione, ma un vero e proprio atto di rigenerazione culturale. Dal punto di vista artistico, spogliare un'opera lirica o una sinfonia dai grandi organici tradizionali ci permette di metterne a nudo lo scheletro drammaturgico e l'essenza melodica. In un ensemble da camera, ogni musicista diventa un solista e la partitura acquista una trasparenza e una freschezza inedite, rivelando dettagli che nei grandi teatri a volte si perdono. Sul fronte dell'accessibilità, la riscrittura è la nostra chiave per abbattere le barriere culturali. Portare Verdi o Beethoven nel Cortile del Baraccano, a pochissimi metri dal pubblico, trasforma l'ascolto in un'esperienza intima, quasi epidermica. Il grande repertorio perde quella patina di sacralità distante che a volte intimorisce chi non frequenta i teatri d'opera, diventando un linguaggio immediato, inclusivo e profondamente contemporaneo. Non tradiamo i grandi maestri. Al contrario, restituiamo loro la natura originaria di teatro popolare e vivo.
La chiusura del 31 luglio al Teatro del Baraccano è affidata ad All’Opera! con sinfonie, preludi e intermezzi tratti da alcuni dei titoli più celebri della tradizione italiana. Che finale avete immaginato per questa ventunesima edizione?
Per il finale di questa ventunesima edizione abbiamo immaginato una vera e propria festa della memoria e della passione. Chiudere il 31 luglio con All’Opera! significa celebrare l'essenza stessa di Atti Sonori, la forza travolgente del melodramma italiano vissuta nella nostra dimensione più identitaria. Abbiamo voluto un finale che fosse una sequenza di picchi emotivi. Sinfonie, preludi e intermezzi sono le pagine in cui l'orchestra, da sola, deve farsi intero dramma, scenografia e calore vocale. Sarà un percorso ad alta intensità che racchiude lo spirito dell'intera rassegna, che è quello di unire la popolarità di temi impressi nel DNA di tutti noi all'eleganza esecutiva dei nostri solisti. Vogliamo che l'ultima nota lasci nel pubblico un senso di meraviglia e di comunità, salutando l'estate con l'energia vibrante dell'opera che risuona sotto il cielo di Bologna.
Laura Bessega per Bologna Estate